I ricci che a causa di qualche problema hanno passato un lungo periodo in cattività – in particolare quelli che sono stati prelevati in autunno perché sottopeso e tenuti al caldo per tutto l'inverno in modo da fargli saltare il letargo – devono effettuare un reinserimento graduale in natura: si tratta di un passaggio fondamentale, che non deve essere tralasciato o sottovalutato, necessario per assicurarsi che i ricci abbiano riacquistato la piena autonomia prima di rimetterli in libertà.

Il reinserimento si fa a partire dal mese di aprile in un recinto all'aperto che abbia caratteristiche tali da impedire la fuga. Il riccio vi resterà per un minimo di 15-20 giorni e, comunque, finché non avrà dimostrato di saper cacciare insetti e costruire una tana, di essere sufficientemente diffidente nei confronti dell'uomo, di avere l'istinto di difesa.

Il recinto: come realizzarlo

Un buon recinto deve innanzitutto essere a prova di fuga: se il riccio si allontanasse prima di aver completato il reinserimento potrebbe non essere in grado di cavarsela da sé in natura. E' quindi fondamentale prevenire i tentativi di fuga che il riccio, animaletto abile e molto determinato, potrebbe mettere in atto arrampicandosi, scavando, tentando di forare o di aprire le barriere. Il recinto deve avere pareti perfettamente lisce, non scalabili, alte almeno 50 cm fuori terra e 20 cm interrati.

Materiali adatti: onduline lisce in rotoli, nylon spesso in rotoli, policarbonato e altri materiali lisci in fogli.

Materiali non adatti: muri di pietra o mattoni, scarpate, muretti in cemento, recinzioni in assi di legno, reti di qualunque tipo; questi materiali presentano appigli che possono permettere al riccio di scalarli, le reti poi sono anche pericolose per l'incolumità del riccio perché può incastrarsi con la testa in quelle a maglie larghe, con le zampe in quelle a maglie piccole.

Massima attenzione alle giunte tra i diversi elementi: devono essere molto solide e non devono presentare alcuna parte a cui il riccio possa aggrapparsi per arrampicarsi.

Se la zona è naturale e potenzialmente abitata da predatori del riccio, quali tassi e rapaci notturni, è bene posizionare una rete a chiudere superiormente il recinto, per evitare incursioni di predatori. Se è noto che nella zona vi sono delle volpi, invece, non c'è copertura che tenga: è necessario cercare un altro luogo dove realizzare il recinto.

Il recinto: dove realizzarlo

L'ideale è che il recinto per il reinserimento venga realizzato nel luogo scelto per la liberazione del riccio. Se questo non è possibile, si procederà a realizzare un recinto all'aperto da usare solo per la riabilitazione, per poi trasferire il riccio nel luogo della liberazione a tempo debito. Scegliere per il recinto un luogo tranquillo, almeno in parte ombreggiato e riparato; eventualmente includere elementi naturali come alberi e arbusti, a patto che non siano vicini al perimetro del recinto (altrimenti favorirebbero la scalata) e evitando le piante più odorose, come la lavanda, che possono dar fastidio ai ricci.

All'interno del recinto, lontana dal perimetro e in posizione ombreggiata, posizionare una casetta in legno leggermente sollevata da terra con un'apertura di 10x10 cm, riempirla in parte di fieno e foglie; lasciare fieno e foglie a disposizione del riccio all'esterno della casetta, in modo che possa usarli per crearsi un nido all'interno della casetta o dovunque vorrà.

Passaggio al cibo vivo

Durante il periodo della riabilitazione i ricci devono imparare a procacciarsi il cibo cacciando insetti. Bisogna quindi diminuire progressivamente il cibo pronto e aumentare di conseguenza il cibo vivo, fino a verificare che nutrendosi di solo cibo vivo i ricci siano in grado di sostenersi. All'inizio si possono mettere gli insetti tagliati a pezzetti nel piatto del cibo pronto, in modo che il riccio si abitui al loro sapore, poi si può passare a lasciarli vivi vicino al cibo pronto, infine spargerli nel recinto costringendo il riccio a andarli a cercare. Un mix di insetti diversi - es. camole della farina, lombrichi, grilli, cavallette - è preferibile rispetto a un solo tipo di insetti: il riccio così si abituerà a diversi sapori, consistenze, modi di caccia.

Iniziare fornendo circa 50 grammi di cibo la sera con questo mix:

  • circa 20 gr di insetti d'allevamento;
  • circa 10/15 gr di cibo umido per cani o gatti o carne macinata scottata;
  • una decina di croccantini per gatti (quelli per cani sono troppo grandi)
  • alcuni pezzetti di frutta (es. una rondella di banana o, in alternativa, una fettina sottile di mela, due acini d'uva, tre chicchi di uvetta sultanina, cinque pinoli... MAI mandorle e nocciole!)

Alla fine della riabilitazione il riccio dovrebbe mangiare quasi esclusivamente insetti. Gli insetti sono, in genere, più proteici della carne, per cui non serve dargliene 50 gr. netti: ne possono bastare un po' meno. Considerando però che alcuni insetti possono disperdersi e sfuggire al riccio, si può stare su una quantità di 50 gr. o poco meno.

N. B. – si utilizzano insetti allevati per la zootecnia, e non insetti trovati in giro, perché questi ultimi trasmettono molti parassiti: lo scopo è invece quello di dare ai ricci il massimo vantaggio possibile, rilasciandoli perfettamente in forma e sani!

Durante la riabilitazione è fondamentale:

  • osservare i ricci per vedere se cacciano e si nutrono degli insetti forniti;
  • pesare regolarmente i ricci (all'inizio del reinserimento e poi una volta alla settimana) per vedere se nonostante il passaggio al cibo vivo riescono a mantenere abbastanza invariato il peso corporeo: indicativamente si può considerare accettabile un calo di peso intorno al 10%

Link utili

Sverminamento e trattamento anti zecche

Prima della liberazione i ricci devono essere sverminati e trattati contro le zecche.

Sverminamento: trattare con Advocate (NO Advantage o Advantix, che sono tutt'altra cosa!) applicato sulla cute alla dose di 0.05 ml per etto di peso del riccio (es. per un riccio di 700 grammi, cio่ 7 etti, si applicano 0.05 x 7 = 0.35 ml)

Trattamento anti zecche: si fa con Frontline spray (mai gocce!) nella confezione piccola, da 100 ml, che eroga una piccola quantità di prodotto. La dose per tutti i ricci di oltre 300 gr di peso è sempre e solo di 3 spruzzi: quantità maggiori intossicherebbero il riccio! Evitare di spruzzare il prodotto sul muso.

La liberazione: dove e come effettuarla

Il luogo

Per la liberazione si deve aver cura di scegliere un luogo naturale, con presenza di vegetazione spontanea in cui il riccio possa trovar riparo e fonti d'acqua a cui possa abbeverarsi, lontano da strade trafficate, campi coltivati in modo estensivo, campi e giardini in cui sia noto che si fa uso di pesticidi o veleni vari. E' importante anche informarsi sugli animali che popolano la zona ed evitare luoghi con forte presenza di volpi, tassi e uccelli rapaci notturni, tutti predatori del riccio; da evitare anche le zone fortemente infestate da zecche.

Il momento

Per la liberazione, da effettuare solo una volta verificato che il riccio abbia riacquisito la necessaria autonomia, si sceglierà un periodo favorevole dal punto di vista delle temperature e della meteorologia. Fondamentale è verificare che nel luogo prescelto sia presente, al momento del rilascio del riccio, una buona quantità di insetti da cacciare. Dal momento che il riccio è un animale notturno, la liberazione deve essere effettuata nelle ore serali.

Le modalità

Nel caso, ideale, in cui il luogo della liberazione coincida con quello in cui si è effettuata la riabilitazione, sarà sufficiente aprire un varco nel recinto: a quel punto il riccio sarà libero di andare e venire e potrà scegliere se continuare ad utilizzare come tana la casetta posta dentro il recinto o costruirsi una nuova tana altrove. Nel caso in cui il luogo della liberazione non coincida con quello del reinserimento, è consigliabile allestire provvisoriamente un secondo recinto li, in modo da dare al riccio il tempo di abituarsi al luogo prima di lasciarlo andare; in alternativa, trasferire il riccio luogo della liberazione all'interno della casetta che ha utilizzato fino a quel momento e sistemarla in un luogo riparato – es. all'interno di un cespuglio.